“L’abbraccio di un genitore: una terapia potente. Sostenere il contatto pelle a pelle sin dal momento della nascita”

Il 17 Novembre si celebra, oramai da 14 anni, la “Giornata Mondiale della Prematurità”, che ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e le Istituzioni sulle nascite pretermine. Negli ultimi anni, la Società Italiana di Neonatologia – SIN - e “Vivere Onlus”, Coordinamento nazionale delle associazioni dei genitori, si sono attivate per “accendere” i riflettori sulla prematurità, chiedendo ai Comuni ed agli Ospedali di tutta Italia, di illuminare di viola, colore simbolo della giornata, un monumento o un edificio.

Ogni anno nascono nel mondo circa 15 milioni di neonati prematuri, cioè prima della 37° settimana di gestazione, in Italia oltre 30.000, il 6,9% delle nascite, tasso che con la pandemia è aumentato all’11,2% nei parti da donne con infezione da Sars-Cov-2. Tra i nati pretermine, i bambini sotto i 1500 grammi di peso e sotto la 32a settimana di gestazione rappresentano quelli più a rischio, sono estremamente fragili e per questo, allo stesso tempo, dei grandi “guerrieri”.

La prevenzione e le cure dedicate alla prematurità, erogate da personale medico ed infermieristico altamente specializzato con l’ausilio di tecnologie moderne, rappresentano una grande sfida per i sistemi sanitari, per la neonatologia e per la società.
Inoltre, la nascita prematura ha un impatto psicologico ed emotivo devastante sulla famiglia, generando preoccupazioni ed ansie nei genitori, che si trovano, spesso impreparati, a doversi confrontare con un evento inatteso e così doloroso.

La risposta è stata grandissima e nel 2021 sono stati quasi 400 i punti illuminati di viola in tutta Italia, compresa la facciata principale dell’ospedale Giovanni Poalo II di Ragusa. Purtroppo, quest’anno viviamo un momento storico particolare caratterizzato dalla guerra in Ukraina e da una pandemia non ancora risolta, che stanno determinando una crisi economica globale ed in particolare energetica, che ci costringe a riflettere su soluzioni ed alternative e su come ognuno di noi può fare la sua parte.

Pertanto, la SIN e Vivere Onlus per questa edizione della Giornata Mondiale della Prematurità hanno deciso di dare un segnale sulla promozione di stili di vita sostenibili e di risparmio energetico, utilizzando materiale divulgativo digitale e cartaceo, evitando la classica illuminazione per evitare dispendi energetici.
Anche l’ASP di Ragusa diretta dal dott. Gaetano Sirna, ha sposato questa iniziativa; infatti oggi il reparto di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale, diretto dal dott. Vincenzo Salvo, grazie alla collaborazione dell’Associazione di famiglie “Nati per crescere onlus”, per celebrare questa Giornata è stato decorato con pannelli viola e verranno donati dei calzini viola ai neonati ricoverati. Inoltre, sarà organizzato un momento di festa il 19 Novembre con la partecipazione degli ex prematuri e delle loro famiglie.

Lo slogan della giornata è: “L’abbraccio di un genitore: una terapia potente. Sostenere il contatto pelle a pelle sin dal momento della nascita”, il contatto con i genitori, sin dai primi attimi dopo la nascita, è infatti una terapia fondamentale per promuovere l’adeguato sviluppo neurologico del bambino. Anche la Terapia Intensiva Neonatale dell’ospedale “Giovanni Paolo II” di Ragusa, nonostante le difficoltà e le limitazioni dettate dal contesto pandemico, ha continuato a mantenere le porte aperte ai genitori dei piccoli neonati, cercando di tutelare e favorire il contatto fisico madre-padre-figlio.

Il dott. Vincenzo Salvo ha voluto inoltre precisare: «Medici, infermieri, associazioni di famiglie e genitori facciamo parte di uno stesso team con un unico obiettivo. I genitori sono parte integrante delle cure e dobbiamo quindi fare tutto il possibile per promuovere il contatto con i loro piccoli. «Desidero soprattutto ringraziare le Associazioni ragusane dei genitori dei neonati prematuri “Nati per crescere ONLUS” e “Mani di mamma”, per il supporto continuo che offrono al reparto di TIN e per il ruolo determinante che rivestono nel sostegno psicologico alle famiglie dei neonati ricoverati in quanto, avendo un vissuto simile, possono meglio di chiunque altro immedesimarsi, capire e sostenere.»